Tradimenti dei chierici (3) I morti viventi al Festival della Filosofia di Modena.

Domenica 13 Settembre 2009 di sigmundf

Ho conosciuto Michelina Borsari alla Fondazione Collegio San Carlo molti anni fa’. Era brava, lucida e libera (abbastanza). Adesso organizza il Festivalfilosofia  di Modena-Carpi-Sassuolo. Sempre brava, spero. Lucida? Libera? Guardo i nomi, uno per uno.

Coraggio. Bodei è forse il migliore: gli si possono anche perdonare i mallopponi affaticati sulle passioni, il compitino sul déjà vu, le inutili incursioni dalla parte delle cose, perché qualcos’altro di interessante ha scritto. Gregory? sopravvive intelligentemente, e mangia, buon per lui. Schluchter lavora su Toennies, e speriamo bene, ma la scelta già consola. Wulf, al quale chi si occupa di corpo deve molto. Poi i soliti che non fanno danni, e un po’ di speranza la lasciano: Cacciari, Curi, l’intermittente Givone, l’assoluto Severino, e poco più.

Ma gli altri? Una disperata accozzaglia di gigioni ormai anche irrimediabilmente stanchi. Il poderoso Marramao, di cui continuo a meravigliarmi che per anni qualcuno l’abbia preso sul serio al di là di qualche terrazza romana. L’ineffabile e ineffato Perniola, che perciò giustamente si occupa di comunicazione. Il plagiatore Galimberti, che mi auguro stia raccogliendo in volume le sue recensioni alle pensate filosofiche di Scalfari. La Turnaturi, che continua il suo pedestre parassitaggio di Simmel, scrivendo cose alle quali nessun lettore serio ha mai prestato attenzione. Il non-luogo non-pensiero Augé, perfetto prodotto autoreferenziale da scienze sociali francesi, che nulla ha scritto che valga la pena leggere, neanche in metropolitana. Nancy, l’indicibilmente profondo Nancy, parodia involontaria di ogni démarche filosofica possibile. Jon Elster, anglo-norvegio-collège-de-france, ancora divertente anni fa quando si affannava sui paradossi del giudizio salomonico, ma ora confuso chiosatore del désinteressement in un marasma concettuale  navrant. Il Carlo Galli, recentemente arruolato nel caravanserraglio chierico di La Repubblica, audace simmetrico del caravanserraglio di Palazzo Grazioli: ovvero, de la servitude volontaire. E poi ancora i più soliti tra i soliti: i Rodotà, i Savater, i Sennett  di questo mondo. A proposito di Sennett, vogliamo mettere on line la recensione del Times Literary Supplement al The Craftsman? Perché nessuno in Italia fa recensioni così?

Non a caso le cose più interessanti del festival sono tutto ciò che non è  ”lezione magistrale”. E il miglior commento globale all’allegra brigata è il sabato sera alle 22, intitolato La comunità dei morti viventi, del filosofo-sociologo Romero: la notte dei morti viventi, zombie, il giorno degli zombie. Ovvero la koiné dei chierici morti-vivi in azione cannibalica.

Ripeto: Michelina Borsari è brava. Ma allora perché questa nomenklatura chierica stanca, vecchia e modaiola? Possibile che in questo paese e nelle sue vicinanze non sia possibile trovare qualcuno al di sotto dei 50 anni con cose interessanti da dire? Oppure la Borsari pensa che solo quel tipo di cognomi lì possa attrarre un pubblico significativo a un evento di filosofia e di scienze sociali?

E, più sommessamente: dov’è l’analisi empirica in questo festival? Non ha niente da dire sulla comunità e dintorni alla riflessione filosofica? Girano sociologi, psicologi e simili, ma perché non fanno il loro lavoro di indagatori empirici della realtà, e si sentono in dovere di fare i quasi filosofi? Tanto festivalfilosofia, e dietro, sornione, sempre Croce. Peggio di così…

 

Intanto leggiamo per sopravvivere  ai chierici  

Max BROOKS, Manuale per sopravvivere agli zombie, Einaudi 2006

Max BROOKS, Manuale per sopravvivere agli zombie, Einaudi 2006

Obama signore delle mosche, ovvero Belzebu alla Casa Bianca.

Sabato 4 Luglio 2009 di sigmundf

Il potere merita il delirio paranoico.

53 milioni di pagine Google per “Obama kills a fly”, accaduto il  16 giugno. La voce del popolo non mente. Ha sentito che quel modestissimo evento nasconde una verità terribile. Cerca risposte, ma non le trova. Io ho capito, e voglio dire quello che ho capito.

Il nero Obama /Amabo, seduto nel cuore bianco di una casa bianca, uccide con la mano destra una mosca nera posata sulla sua mano sinistra.

Perché lo ha fatto?

Come ha potuto una mosca entrare nello spazio asettico e metafisico del potere massimo? Perché stava lì durante una intervista televisiva? Cosa cercava di far capire a noi impotenti mortali?

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la paranoia del mio nemico è sempre più paranoica della mia. A proposito di un altro articolo di Carlo Galli

Venerdì 3 Luglio 2009 di sigmundf

Per sua grandezza e nostro sfortuna Carlo Galli – mi si dice: docente di Storia delle Dottrine politiche a Bologna – non smette di pensare.

In un ovviamente pensoso articolo (“Se l’avversario torna nemico”, Repubblica, 2 luglio), si avventura sul terreno scivoloso della coppia amico/nemico dello ovviamente “inquietante” Carl Schmitt, e sull’ancora più scivolosa trasformazione paranoica dell’avversario politico in Nemico interno. Per i volenterosi, ecco il link:  http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/07/02/se-avversario-torna-nemico.html

Ci si apre per un attimo il cuore alla speranza. La vita politica italiana degli ultimi quindici anni è stata dominata da una doppia costruzione delirante all’insegna della paranoia. Da un lato Berlusconi che costruisce le sue fortune politiche sul fantasma di una  minaccia irreale: i comunisti. Dall’altro una sinistra che, priva di idee e di visione, si fa esistere costruendo Berlusconi come configurazione cospiratoria del Male onnipotente. Bella occasione per interrogarsi sulla paranoia, l’ideologia, l’identità, e la psicologia politica.

Affrettiamoci a chiudere il nostro cuore alla speranza, e all’intelligenza. Nell’ultimo paragrafo, meditata conclusione, c’è sulla scena un solo attore paranoico: Berlusconi. Ovvero, per il paranoico paranoico è sempre solo l’altro.  Perfetta dimostrazione della potenza inclusiva e comprendente della paranoia. Ci porta con sé, e ci regala la felicità cognitiva ed emotiva di una mondo ben ordinato in cui l’Io paranoico, invisibile alla propria paranoia, lamenta soffertamente la paranoia altrui di cui è vittima innocente. 

Troppo facile, prof. La lezione di Schmitt era ben più articolata: la paranoia – esistenziale e politica – è troppo spesso una folie à deux o à plusieurs, un amour fou al quale si abbandona volentieri se stessi e la propria lucidità.

Un consiglio di lettura, un volumetto di cui troppo pochi hanno parlato nella nostra democrazia paranoica. E’ curato da Simona Forti e da Marco Revelli. Ci torneremo.

Paranoia e politica, a cura di Simona Forti e Marco Revelli, Bollati Boringhieri, Torino 2007

"Paranoia e politica", a cura di Simona Forti e Marco Revelli, Bollati Boringhieri, Torino 2007

Tabloid, inconscio sociale e verità della notizia. Perché a noemi-papi e alle orge di Villa Certosa ci credono quasi tutti?

Domenica 14 Giugno 2009 di sigmundf

Le conversazioni sociali hanno pochi dubbi. Noemi e Papi hanno fatto cose. A Villa Certosa ci sono state le orge. Berlusconi si rimedia le giovanette e ha l’harem. Ecc.

La cosa strana è che ci credono anche quelli che dichiarano di non crederci. Dicono: non c’è nessuna prova, le foto dei tanga cellulitici di Villa Certosa sono roba da suore orsoline rispetto alle spiagge nazional-popolari di Rimini o  Coccia di morto. Però poi gli scappa la battuta su papi e noemi, o la strizzata d’occhio sugli eserciti di disponibili veline sbarcate dagli elicotteri Mediaset, o le risatine del tipo: beh, Gheddafi ha le 50 amazzoni, figurati il Berlusca… Cioè, nel profondo partecipano alla narrazione corale e ci credono.

Perché? E perché il tabloid dice sempre il vero, anche se non ci si crede?     Leggi il seguito di questo post »

Contro la trasparenza (2). Perché Berlusconi non riesce a pensare che il pene di Berlusconi riguarda solo Berlusconi.

Sabato 6 Giugno 2009 di sigmundf

La vicenda Noemi-Papi-Veronica-Villa Certosa-La Repubblica ecc ecc è una ennesima dimostrazione del confine labile tra politica e folie à plusieurs, tra costruzione del consenso e pensiero paranoico, tra immaginario sociale e ideologia. Troppo banale per perderci il tempo di una analisi sistematica.

Qualche domanda vale lo stesso la pena. La prima qui, le altre verranno.

La prima. Dovrebbe essere evidente per qualsiasi individuo degno di questo nome che quello che il proprio pene fa o fantastica di fare riguarda solo lui, se non arreca danni a terzi non consenzienti. Questo vale, fino a prova contraria, per il mio pene, e per il pene di qualsiasi altro cittadino, compreso il presidente del consiglio. Altrettanto ovviamente vale per qualsiasi vagina, comprese quelle delle eventuali donne del presidente del consiglio.

Il sesso è, nei nostri sistemi sociali ora, il punctum di massima asocialità concesso dal sociale ai suoi individui, il luogo geometrico della individuazione. Non che sia granché: proprio perché rappresenta questa ultima frontiera, le società si accaniscono a restringerne il campo di autonomia, e ne costruiscono con ostinazione a monte e a valle i contenuti, le procedure, i comportamenti leciti, gli spazi leciti di illiceità tollerata ecc. A monte con la socializzazione primaria, che scrive il codice nel corpo. A valle con la polizia del corpi e delle menti, e con le mille regolamentazioni dell’accoppiamento e delle sue conseguenze sociali.

Ecco il problema: perché Berlusconi non ha avuto chiaro il suo diritto assoluto e imprescindibile di cittadino alla opacità della sua vita sessuale (e perché no, affettiva)? Perché si è comportato, pur dicendo di non volerlo fare, come uno che deve rendere conto a terzi e al popolo di ciò che fa o spera di fare il suo pene?

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Contro la trasparenza (1). A proposito di un sinistro articolo di Stefano Rodotà

Sabato 30 Maggio 2009 di sigmundf

Storie di trasparenza. La madre di un paziente che anche quando stava al gabinetto teneva la porta aperta per non perdere mai di vista i corridoi sul quale davano tutte le stanze della casa: del tutto visibile per poter vedere sempre tutto.

Oppure. La famiglia di una giovane paziente che vive in una casa senza porte. Tutti sempre nudi e senza la seconda pelle dei vestiti. Tutti sotto gli occhi di tutti in ogni atto. La vita intima del corpo come fatto pubblico. Il sesso come evento pubblico. Il lettone dove tutti si ritrovavano  insieme a tutti come spazio geometrico della simbiosi. Nessuna chiave, nessuna tenda, nessun angolo nascosto. Tutto che può essere sempre aperto e visto da tutti. Nel gruppo, nessun segreto per nessuno, nessuna menzogna possibile, l’etica della sincerità totale, nessuna frontiera tra il dentro dell’Io e il suo fuori, l’individuo diafano alla totalità sociale e al Noi. E una giovane psicotica come risultato di questa folie à plusieurs.

Ho imparato da storie come queste a odiare la trasparenza. Ho cominciato a guardare con emozione i bambini piccoli che lottano per poter accostare e  chiudere le porte, o per aver diritto al pudore. Ho ritrovato l’emozione maturativa delle prime bugie riuscite, quando il bambino si accorge che non è vero che l’adulto è dio, e che non è vero che gli legge dentro come in un libro aperto, e che si possono avere quelle cose personalissime e garanti del proprio Io che noi chiamiamo “segreti”.             Leggi il seguito di questo post »

La pelle del Sovrano e la pelle del Nemico (2). Dorso a dorso per Obama

Sabato 23 Maggio 2009 di enrico pozzi

 

Il Presidente Obama sulla spiaggia alle Hawaii. La schiena

Il Presidente Obama sulla spiaggia alle Hawaii. La schiena. Fonte:http://www.buzzfeed.com/peggy/obama-shirtless

Il Nemico torturato a Abu Ghraib. La schiena (foto su cui Obama ha mantenuto la censura. Fonte:http://www.afterdowningstreet.org/node/10502)

Il Nemico torturato a Abu Ghraib. La schiena. Fonte:http://www.afterdowningstreet.org/node/10502. Censura della foto confermata da Obama.

 Dietro alla Ragione di stato.

la pelle del Sovrano e la pelle del Nemico. Obama, le Hawaii e le foto censurate di Abu Ghraib,

Giovedì 21 Maggio 2009 di enrico pozzi

 

Il Presidente Barack Obama alle Hawaii

Il Presidente Barack Obama alle Hawaii

Una delle foto dei torturati di Abu Ghraib che Obama ha cercato di censurare

Una delle foto dei torturati di Abu Ghraib che Obama ha cercato di censurare. Fonte: http://www.afterdowningstreet.org/node/31407

Il Re è nudo. Denudato dalla Ragion di Stato. Cambiare (vestito) si può.

Tradimenti dei chierici [2]. Belpoliti doppio di Berlusconi

Domenica 17 Maggio 2009 di enrico pozzi

 

Belpoliti copertina

Marco Belpoliti, Il corpo del capo, Guanda, Milano 2009, 12€

Belpoliti ha scritto sul corpo di Berlusconi un agile volumetto da “bel tenebroso”  quale egli sicuramente è. Questo “stilema gli deriva [...] da una postura attoriale [della sua mente], una sorta di recita che non rimanda a uno stato d’animo interiore, quanto piuttosto esteriore“. “Il sentimento che suggerisce la sua p[r]osa sembra formarsi sulla superficie [del suo pensiero], quasi egli [Belpoliti] fosse privo d’anima, quasi egli fosse privo di una serie di sentimenti di cui [il pensiero] manifesta o tradisce la presenza [...] Si tratta sempre di posture, gesti studiati, anche quando sembrerebbero nascere in modo spontaneo“. 

Belpoliti ha scritto un agile volumetto per dirci che in alcune foto Berlusconi appare come “il bel tenebroso, questo stilema gli deriva [...] da una postura attoriale, una sorta di recita che non rimanda a uno stato d’animo interiore, quanto piuttosto esteriore. Il sentimento che suggerisce la sua posa sembra formarsi sulla superficie del suo viso, quasi egli fosse privo d’anima, quasi egli fosse privo di una serie di sentimenti di cui il viso manifesta o tradisce la presenza [...] Si tratta sempre di posture, gesti studiati, anche quando sembrerebbero nascere in modo spontaneo“. [p. 39].

Perfetto rispecchiamento tra l’autore e il suo oggetto. Ciò che Belpoliti legge in Berlusconi è ciò che il proprio pensiero è. Orecchiamenti ‘agili’ (Belpoliti è agile), quarte di copertina, virgolette che mancano, nomi à la mode come l’apple pie col gelato, strizzatine d’occhio tra quasi chierici e ai propri pubblici garantiti, sciatteria impomatata dello stile. Scena, superficie cerata, pelle falsa.       Leggi il seguito di questo post »

Strategie per gestire (in)felicemente la catastrofe. (2) Corpo mistico di Berlusconi, terremoto e 25 Aprile

Sabato 9 Maggio 2009 di enrico pozzi

 

"Non dormo da 44 ore". Il corpo cristomimetico del morto vivente prende in se stesso la sofferenza del mondo

"Non dormo da 44 ore". Il corpo cristomimetico del morto vivente si fa carico della sofferenza del mondo

La notte del 6 aprile una parte dell’Abruzzo crolla per una serIe di scosse di terremoto. Il 7 aprile Berlusconi dichiara: ” sono a pezzi, è una cosa che dà angoscia. Non dormo da 44 ore”.

Il corpo del leader carismatico riflette e condensa il corpo della nazione. Il corpo dell’Italia è stato aggredito dalla catastrofe, il corpo di Berlusconi non può essere da meno, ed è “a pezzi” come a pezzi sono gli edifici che gli Italiani vedono in tv.

Questa simmetria non è una volgare strategia di comunicazione. Leggi il seguito di questo post »